UN ITALIANO IN ISLANDA.

UN ITALIANO IN ISLANDA.
METEOORSOBIANCO

intervista a Roberto Luigi Pagani

Eccomi.

La mia sete di sapere mi ha portato a scoprire questo ragazzo, italiano e la sua pagina.

Come non approndire una conoscenza di chi ha una passione per il Medioevo( io lo adoro), e pensando di fare lettere e di studiare lo stilnovismo, prendo la citazione dalla sua biografia, ha poi optato per studiare lingue nordiche in quanto decisamente portato.

Tre anni e mezzo dopo ero in Islanda a studiare saghe medievali in antico nordico. Era il 2014. Non sono più tornato.

Roberto Luigi Pagani

Dopo questa ultima frase non ho pensato un attimo a contatatrlo, perchè, e avrete modo di leggerla nella sua pagina, decide di trasferirsi in Islanda. Islanda il Nord per eccellenza per chi come me ama le storie medievali antiche e il freddo.

Gli scrivo e trovo un ragazzo davvero disponibile a raccontarsi, e sopratutto a condividere con il mondo la sua esperienza, praticamente quello che vorrei fare io.

Barbara.

Dopo aver deciso di trasferirsi in Islanda ha mai avuto ripensamenti?? Immagino all’inizio sia stata dura.

R.L.P

In realtà l’inizio è stato abbastanza facile: avevo 23 anni ed ero uno studente con davvero pochi problemi se non fare bene negli studi. Il primo serio problema con il clima lo avuto alla mia quarta estate, ovvero la scorsa, quando abbiamo avuto tre mesi interi di tempo cattivo.

Eravamo tutti depressi, fuori e al lavoro, e non è stato facile, ma poi abbiamo avuto un inverno bellissimo, e l’estate 2019 ci sta facendo sognare: ormai è quasi un mese interno che abbiamo solo sole giorno e notte e a malapena una nuvola.

E questo dopo che avevano previsto un’estate umida e uggiosa. L’Islanda è così. Ti riesce sempre a stupire.Non ho avuto ripensamenti seri fino a quando ho avuto un grosso problema di salute e ho dovuto per forza di cose avere a che fare con la sanità islandese.

Qui vige un sistema per il quale si paga un ticket anche sul medico di base, visita al pronto soccorso e addirittura sull’ambulanza!

Ogni anno si pagano medicine o servizi a prezzo praticamente pieno e poi pian piano lo stato si sobbarca porzioni più consistenti fino a pagare tutto, ma ogni anno si ricomincia, e ogni anno tocca sborsare parecchio prima di arrivare a quella soglia. In Italia ci sono tante cose che non funzionano o che funzionano male, ma ce ne sono altre nelle quali siamo tra i migliori, e la sanità è uno di questi, nonostante le occasionali storie dell’orrore. Dovremmo andarne fieri.

Barbara.

Non conoscendo questo paese, ma vivendo in Italia, parlo per me come  si vive lontano dalle proprie tradizioni, luoghi d’infanzia e sopratutto, come è vivere li, che cosa le ha dato l’Islanda che l’Italia invece nega?

R.L.P

Sono nato e cresciuto a Cremona, e la vedo come una parte fondamentale della mia identità. Ero partito con un grande spirito internazionale, volevo fare ed essere cittadino del mondo. Per questo all’inizio non mi curavo troppo di quanto avevo lasciato indietro. Poi ho ripreso a visitare i luoghi del mio passato assieme alla mia compagna (islandese), e attraverso i suoi occhi e le sue osservazioni ho rivisto e riscoperto tante cose che avevo dato per scontate e che mi hanno reso quello che sono. Ho riabbracciato la mia italianità e ne vado davvero orgoglioso. Ho la fortuna di lavorare in un contesto – l’università – dove l’Italia significa cultura, sofisticatezza, alta qualità della dieta e della vita, e dove l’italiano è considerato una risorsa. Vivere qui non è per tutti, il clima può stroncare le menti e gli animi più resistenti, e la lontananza geografica e il senso di isolamento a volte si fanno molto presenti, poi c’è il forte ciclo stagionale, con la luce perenne da aprile ad agosto e il buio costante da novembre a febbraio. Specialmente quest’ultimo può stancare molto; ma è comunque bellissimo: trovarsi al limite del mondo abitabile, con la natura che ti fa sentire piccolo, e la libertà di abbandonare la civiltà e trovarsi di fronte ad essa è tutto il suo splendore in pochi minuti di guida sono per me qualcosa di irrinunciabile. Il senso di comunità poi è forte. I familiari della mia compagna hanno subito iniziato a trattarmi e a chiamarmi quale membro ufficiale della loro famiglia, anche se non siamo ancora sposati: i genitori di lei mi chiamano “genero” e si definiscono miei “suoceri” (tengdó). La famiglia fa molto gruppo, un po’ come in Italia, e questo forse mi aiuta a sentirmi a casa.

La cosa che maggiormente mi trattiene in Islanda è I forse il senso di comunità di questa società relativamente piccola. Nelle società vaste come quella italiana è più facile sentirsi una formica in mezzo al mucchio, e magari andare in crisi sentendo che la propria esistenza non fa alcuna differenza. Avevo diversi momenti di questo tipo. Invece vivendo in una realtà più piccola, è più facile ritagliarsi un proprio spazio e una propria unicità. È un bisogno profondamente umano, e qui trovo più facile soddisfarlo.Oltre a questo, l’Islanda mi ha offerto tante opportunità lavorative ed umane che in Italia sarebbero state quasi impensabili. Qui è facile reinventarsi e provare strade e carriere nuove senza il freno di un “cursus honorum” specifico che porterebbe via anni e anni soltanto per conquistare un pezzo di carta. 

Barbara.

Se dovesse dare un consiglio ai giovani di oggi , che a ben guardare in Italia di futuro ne anno ben poco, cosa direbbe…

R.L.P


Io non sono venuto in Islanda tanto per scappare dall’Italia. Sono venuto perché mi ero innamorato della sua cultura e volevo studiarla, e dopo molte considerazioni ho deciso di costruire la mia vita qui, ma non consiglierei a nessuno di buttarsi tanto per provare. Ho conosciuto troppi “fuggitivi” che avevano imparato davvero poco dalla loro esperienza e che avrebbero fatto meglio a startene a casa.

Viceversa conosco anche persone che non si sono mai allontanate da Cremona le quali hanno fatto esperienze di vita più profonde e hanno raggiunto una maturità e profondità di pensiero davvero invidiabili. Le esperienze si fanno innanzitutto dentro, ed è dentro che bisogna lavorare per crescere e migliorarsi. Partire tanto per farlo rischia di finire con un buco nell’acqua. Le opportunità possono piovere, ma bisogna anche sapersele creare, e questo è qualcosa che si impara con la propria esperienza. Per quelli che non hanno voglia o coraggio per partire, ci terrei a dire che non è necessario: hanno un Paese talmente ricco di storia che ci viene invidiato da tutti. Non so cosa darei per vedere ai miei connazionali le loro città, le loro chiese, le loro vite anche, con gli occhi di un islandese, al quale sembra tutto magico, tutto bello e tutto poetico. Vivendo in Italia è facile scordarselo ma oltre ai problemi (che poi si trovano ovunque: I politici corrotti e il nepotismo esistono anche qui!) abbiamo anche tanto per cui vale la pena restare. Tuttavia, a dispetto di queste considerazioni, mi rendo ben conto che ci sono anche fin troppe storie di italiani a cui l’Italia ha tarpato le ali, e hanno spiccato il volo una volta usciti dalla gabbia del loro Paese. Però esistono anche quelli che finiscono con il sognare la loro patria e ripetere continuamente che se ci fossero le condizioni tornerebbero subito. Sta all intelligenza dell’individuo trovare la soluzione più adatta a sé. 

Barbara.

Il viaggio che ancora non ha fatto è farà.

R.L.P

Non sono ancora stato in Groenlandia, ma sto fantasticando da un po’ con la mia compagna di crearci un’occasione per visitarla. È costosa e difficile, ma il richiamo dell’artico si fa sentire parecchio, specialmente quando ci si trova così vicini ad esso!

Benissimo, io sono soddisfatta e ancora più curiosa, di leggere del suo lavoro e di immergermi nelle bellissime immagini che condivide.

Le foto sono tutte sue ,per gentile concessione.

https://www.facebook.com/unitalianoinislanda/

Noi di Orso Bianco ,ci impegnamo a divulgare come fa Roberto la conoscenza di altri posti in modo che tutti possiate vedere quanto il nostro pianeta ha da offrire.

La pagina di roberto è collegata al nostro sito visitatela, perchè vi sembrerà di essere in Islanda.