QUELLO CHE NON SAPETE DELLA NEVICATA DEL SECOLO

QUELLO CHE NON SAPETE DELLA NEVICATA DEL SECOLO
METEOORSOBIANCO

il Messaggero Veneto il primo giornale a mettere un guardia circa un gennaio con i fiocchi. Ricordo di un articolo letto in un bar del Pordenonese in cui si parlava di una possente irruzione di aria siberiana a causa di un eccezionale riscaldamento in sede artica.

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Il 12 gennaio un fronte freddo si presentò a nord delle Alpi, E spingeva con insistenza e con forza su tutta l’Europa orientale e su gran parte del nord Italia.

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I milanesi spalavano neve davanti le loro abitazioni, si era chiesto l’intervento dell’esercito che con i carriarmati monitoravano la città per paura che crollassero i tetti dalla neve.

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L’eccezionalità del fenomeno provocò caos e problemi in tutto il Nord Italia, impreparato ad una simile situazione. Inoltre, parte delle attrezzature antineve della metropoli lombarda erano state precedentemente inviate a Roma, dal momento che la Capitale era già stata bloccata, il 6 gennaio, da una nevicata di dimensioni anomale per il luogo.

Milano restò bloccata per tre giorni, con le strade invase da bambini in slittino e buontemponi con gli sci. Alcune strade furono nuovamente rese agibili al traffico dopo l’intervento dei carri armati della caserma Perucchetti, ubicata entro la città, per cercare di liberare le strade principali urbane schiacciando e spostando la neve. Vennero impiegati 650 militari di leva del terzo battaglione trasmissioni Spluga, del reggimento artiglieria a cavallo “la Voloire”, del terzo battaglione logistico di manovra Bersaglieri della brigata Goito, secondo battaglione bersaglieri “Governolo” (Legnano), tutti acquartierati in caserme entro la città o nei dintorni. Solamente le automobili con le catene montate sulle ruote erano in grado di circolare per le strade cittadine; la rampa di salita sul ponte della Ghisolfa venne bloccata per ore, causa la sbandata di un autoarticolato scivolato sulla neve depositata sul manto stradale.

Per il carico eccessivo della neve, crollò il tetto del velodromo Vigorelli, mentre il nuovo palazzo dello sport (costruito nove anni prima, vicino allo stadio di San Siro), venne completamente distrutto e mai più ricostruito. I tetti di molti altri edifici pubblici e privati crollarono a causa del peso della neve accumulata, tra cui uno dei due padiglioni palestra della scuola del Sole, nel parco Trotter, mentre lungo le strade abbondavano i rami degli alberi che avevano ceduto per l’accumulo nevoso.

In Lombardia le scuole restarono chiuse per una settimana, tranne a Milano, dove vennero aperte prima. L’esercito intervenne per le principali arterie del centro, le vie minori non poterono essere sgomberate costringendo gli studenti (in molte zone della città) a recarsi a scuola con difficoltà, anche perché per rimuovere la neve dalle strade erano stati forzatamente utilizzati mezzi non specifici (ad es. gli escavatori) che l’avevano accumulata in alcuni punti dei marciapiedi, o tra le strade e i marciapiedi, rendendo ancor più difficile la circolazione del pedoni e i loro attraversamenti delle strade.

L’amministrazione comunale milanese venne accusata di non aver provveduto a compilare in autunno la lista degli spalatori di neve occasionali da mobilitare per le emergenze neve; a tale accusa venne risposto che al solito appello annuale non vi era stata adeguata risposta di potenziali spalatori.

Gli accumuli della neve, raccolta entro il centro urbano da vari autocarri, vennero scaricati in campi periferici alla città, dove resistettero fino a fine primavera, annerendosi sempre più col passare del tempo a causa dell’inquinamento cittadino.

L’evento è tuttora impresso nei ricordi di coloro che lo vissero anche perché, dopo un paio di anni, ci furono tre inverni consecutivi senza fiocchi di neve in molte zone d’Italia.

brescia 1985
EMERGENZA BIANCA IN TUTTA LA PROVINCIA
NOVARA CHIEDE L’INTERVENTO DELL’ESERCITO
LIBERATO L’INGRESSO CARRAIO DELL’OSPEDALE MAGGIORE
BLOCCATA LA STAZIONE SONO ARRIVATI SOLO RARISSIMI TRENI DA TORINO CON 4 ORE DI RITARTO
GRAVI DIFFICOLTA’ SULL’AUTOSTRADA
SE CONTINUERA’ A NEVICARE SARANNO CHIUSE LE SCUOLE
POLEMICHE SUGLI SPALATORI

NOVARA – Prima accolta con sollievo, perchè segnava la fine delle temperature polari ( quest’anno si sono registrati meno 15 gradi), la neve comincia ora a preoccupare: già la situazione in città è al limite dell’emergenza,
Se la precipitazione continua potrebbe diventare insostenibile.
Ieri il sindaco ha chiesto al prefetto Corsaro l’Intervento dei mezzi militari.
I 300 spalatori e le nove macchine spazzaneve del Comune non riuscivano a liberare le strade principali anche perchè, data l’insistenza della nevicata, talvolta addirittura sotto forma di bufera non si faceva in tempo a ripulire un marciapiede che già era ricoperto di neve.
Per la gravità della situazione il prefetto Santo Corsaro ha aderito alla richiesta del comune e ha chiesto l’intervento dei mezzi militari che si sono messi immediatamente all’opera, specialmente vicino all’Ospedale Maggiore.