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MONTE BARONE,IO L’AMICO E L’EREMITA

Eccomi, Orso Christian che si racconta in una giornata di ordinaria follia, in quanto per me camminare in montagna purtroppo, e lo dico dispiaciuto non è consuetudine; ma ho pensato non si puo’ vivere soltanto di doveri, alzarsi al mattino andare al lavoro, non avere tregua in mesi che sono di fuoco, cosi’ un po’ per mettermi alla prova, un po’ per staccare ho preso un giorno e sono partito alla conquista di una vetta, Monte Barone provincia di vercelli, con il mio amico/fratello Massimo, guida e compagno di una giornata perfetta.

Sabato mattina di un luglio ancora non caldissimo, partiamo alla volta del monte, zaino in spalla, scarpe da trekking e un po ‘ di incognita.Sapevo che la camminata non sarebbe stata facile, ma solo quando sono arrivato in cima ne ho preso coscienza.Non sono un alpinista, ma amo la montagna, la neve e il freddo,lo sapete mano a mano che salivo e che la natura si palesava,il territorio si presentava davanti a me, comprendevo di quanto piccolo ero, eppure li circondato dal cielo e dalle montagne facevo parte di un grande disegno.

La montagna da sempre mi affascina, rende il significato di silenzio e rispetto ordinario elevandolo allo straordinario, perchè comprendi che lei è padrona del suo spazio e tu sei invitato ad entrarvi.

Partiti come se dovessimo vincire la Parigi Dakar, io Massimo ad una certa mostravamo segni di evidente stanchezza, solo più tardi ho preso coscienza di aver persino la febbre, ma tra una chiacchera e un pit stop per ammirare il paesaggio arriviamo al rifugio.Stanchi ma soddisfatti, peccato che da li ad arrivare in vetta c’è ancora da scarpinare.

Intorno, nuvole alternate a schiarite, incontriamo animali, asini, e la natura ci accoglie, torrenti in secca purtroppo, ma una pace, un silenzio regale che non ha parogoni.Massimo è visibilmente stanco ma non molla, e io non posso mica arrendermi, che Orso sarei?Arriviamo in vetta, dopo un percorso decisamente “intenso” e la stanchezza mi avvolge, ma vedo la croce e la targa dedicata a Daniele Nardi,lo scaslatore alpinista scomparso mesi fa mentre cercava di aprire una nuova via sul Nanga Parbat.Qui mi sono commosso, perchè solo dopo una grande arrampicata, dove davvero per un attimo ho pensato di mollare, ho compreso cosa deve aver spinto un uomo cosi giovane a voler raggiungere il suo sogno.

Quello che si prova arrivando in vetta è impagabile,io in confronto non ho fatto nulla, ma da zero devo dire mi ritengo soddisfatto:

” Superare i prorpi limiti rende piu’ forti”

Ma la vetta non è stata l’unica gioia della giornata.Avete mai pensato di cambiare vita, andarvene, e ricominciare laddove nessuno vi conosce?Vivere solo con voi stessi?

Sul nostro cammino abbiamo incontrato Alex, cosi si è presentato, un uomo oltre la cinquantina, che vive da eremita, solo in una casa di roccia che si è fatto da solo, ed è il caso di dirlo, sasso dopo sasso.

Per raggiungerla abbiamo dovuto prendere una variante, ci sono due strade ma se non si fa questa variante la casetta nella roccia non la si trova. La solitudine immersa nel silenzio.

Curiosi come due bambini siamo entrati nella sua casa, scavata letteralmente da lui nella roccia, e abbiamo potuto avere un saggio di vita quotidiana di un uomo, che in era dove legami e sentimenti hanno perso valore, lui vive in totale solitaria lontano da riflettori e internet, nella semplicità di cio’ che la montagna gli offre.

In sostanza una giornata, che mi ha messo a dura prova di resistenza ma non mollo mai, che ha rafforzato un rapporto di fiducia e amicizia ,fratellanza direi con Massimo,grandissimo e che mi ha aperto un mondo, quello sulla solitudine che andrebbe analizzato con tutto il rispetto.

Perchè qualcuno dovrebbe privarsi della compagnia e vivere solo?

Ve lo racconto alla prossima arrampicata.

Christian