LE PANCHINE, I RACCONTI E LA NEVE

LE PANCHINE, I RACCONTI E LA NEVE
METEOORSOBIANCO

Se le panchine avessero voce.

 

Uno dei posti che amo quando esco, sono le panchine quelle lungo il lago o nei parchi magari un po’ nascoste dagli alberi e riparate dalla gente.

Per capire quelle dove sedendoti sai di essere solo.

Panchine solitarie e fredde, esposte al sole ma anche alla pioggia, immobili senza poter decidere dove stare, creazioni dell’uomo che apparentemente non hanno un anima.

Ma io invece le sento, quando sono seduta da sola con loro  e mi raccontano tante storie: storie d’amore, storie tristi, storie di ragazzi adolescenti che marinano la scuola, storie di donne che vorrebbero diventari madri.

E poi storie di solitudine, quella che fa soffrire.

Ne ho sentita una bellissima, che mi ha commossa.

Un uomo di circa 60 anni, tutti i giorni si siede qui su questa panchina, sotto questo albero.

Ben vestito, curato con l’aria di chi si è perso o ha perso qualcuno.

Resta seduto un ora e guarda verso il lago senza espressione apparente,gli occhi lontani e il respiro regolare.

In mano ha una rosa gialla che poi ogni giorno lascia sulla panchina.

C’è rispetto in quel gesto cosi dolce e romantico, ma poi si scopre che la rosa è per sua moglie scomparsa un anno prima, e che in quel posto su quella panchina con una rosa gialla lui 35 anni prima l’aveva chiesta in sposa. Ogni anno per il loro anniversario tornavano li insieme con una bottiglia di Champagne e due calici e  una rosa , appunto.

Ogni anno.

Ritorno allo sguardo e comprendo  ora, che  la solitudine di questo uomo che tutti i giorni si siede nello stesso posto, e lascia una rosa gialla è un dolore davvero grande.

Passi una vita con la stessa persona e cosi all’improvviso, oppure dopo una lunga malattia ti ritrovi  nella spirale dei ricordi.

La panchina è un ponte che collega ancora queste due anime, la prima terrena che cerca in un rituale di trovare ancora quelle sensazioni perdute, e la seconda un anima apparentemente invisibile che ogni giorno regala la sua presenza silenziosa ma pesante.

La panchina mi racconta queste storie, me ne racconta tante .

A volte prendo appunti mentre lei mi parla, con il mio quaderno e segno, passaggi importanti.

Altre volte resto in silenzio, occhi chiusi e assaporo i racconti.

In alcuni casi, piango , come in questa storia perché comprendo che nonostante il dolore, nonostante la morte, la voglia di ripetere ogni giorno cio’ che è stato fatto per 35 anni supera qualsiasi barriera.

Le panchine sono preziose narratrici della vita, io ne ho una preferita mia, ma dovunque ne trovo una mi siedo e resto in attesa.

Nel silenzio loro mi raccontano la vita.

https://www.meteoorsobianco.it/la-panchina-il-lampione-e-la-neve/

 

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