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LAPPONIA E IL POPOLO SAMI: UN VIAGGIO FOTOGRAFICO NEL FREDDO

Chi non vorrebbe andarci? Io la sogno da sempre, da prima che iniziassi a vederla in foto: il mondo della neve, del cielo limpido e le stelle a un passo, dell’Aurora Boreale, la casa di Babbo Natale, il posto degli Orsi…loro stanno al polo nord, ma insomma ci siamo capiti.Qui il freddo è padrone di casa,e accendere falo’ all’aperto non è cosi inusuale.

Ti svegli la mattina e scendi le scale dello chalet, avvolta in una pesante coperta di pelo, sintetico, e cerchi un luogo dove goderti in relax il tuo’ caffè.Nel freddo, nel regno assoluto del silenzio e della pace, dove gli occhi si consumano per il troppo bianco.Esci e ti aggiri per luoghi incontaminati, dove l’uomo vive in totale rispetto con questa natura fredda e rigida che detta le proprie regole.

Eccolo il viaggio di sempre, quello dell’anima, quello dove so che appena avro’ posato piede su questa terra sentiro’ di appartenere a un posto agli estremi del mondo, o quasi.Se giro lo sguardo in su’ posso vedere il Polo Nord, e quella si che è casa.Cosi immagino anche di fare un giro in slitta con gli Husky che mi trainano per percorsi imbiancati e fantastici, alla scoperta di foreste e orizzonti infiniti, tutti colorati di freddo.

La popolazione Lappone prende il nome di Sami:sono indigeni e hanno una propria cultura e modi di vivere.In tempi antichi erano allevatori di Renne,pescatori o cacciatori.Si dice abbiano preso per via della loro lingua Uralica, sembianze usi e dialetti anche dall’europa e della mongolia.Vivono in tende, e spesso in condizioni estreme per via delle temperature, e della scarsità di luce.

famiglia Sumi di Inari

Io immagino tutto questo, lo sento e lo vivo ancora prima di poterci andare, e ci credo che ci andro’ con il corpo o solo con la mia anima, si torna sempre dove si è stati felici.E io so che li sono stata felice.

BA