sabato, Giugno 22, 2024
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Il buco dell’ozono si allarga: un record preoccupante

Il buco dell’ozono ha raggiunto dimensioni record, estendendosi su una superficie pari a tre volte quella del Brasile o 50 volte quella della Francia. Questo dato allarmante è stato riferito da Bfmtv, una nota rete televisiva e radiofonica francese, che ha citato le ultime osservazioni del satellite Sentinel 5P dell’Agenzia Spaziale Europea. Secondo queste misurazioni, il buco dell’ozono, amplificato dall’inquinamento antropogenico, si trova attualmente sopra l’Antartico e copre un’area di 26 milioni di chilometri quadrati.

Fluttuazioni e previsioni contraddette

Gli esperti del settore hanno sempre sottolineato come sia normale osservare fluttuazioni nelle dimensioni del buco dell’ozono, soprattutto quando si trova sopra le regioni polari. Tuttavia, ciò che rende questa situazione particolarmente preoccupante è che, a gennaio, le previsioni erano decisamente più ottimistiche. Si riteneva infatti che il buco dell’ozono fosse “sulla buona strada” per chiudersi nell’arco di quattro decenni. Invece, l’ultimo rilievo di fine settembre ha smentito queste aspettative. Il buco ha raggiunto la sua dimensione più grande dall’inizio delle osservazioni negli anni ’70. Di solito, da agosto a ottobre, il buco tende ad aumentare nelle regioni polari, raggiungendo il suo picco tra metà settembre e metà ottobre. Tuttavia, quest’anno ha raggiunto dimensioni mai viste prima in questo periodo dell’anno, iniziando a formarsi già ad agosto, una circostanza decisamente rara.

La causa: l’eruzione del vulcano Hunga Tonga

Ma cosa ha causato questo drammatico aumento delle dimensioni del buco dell’ozono? Gli esperti del Servizio di Monitoraggio dell’Atmosfera (Cams) del programma Copernicus ritengono che la risposta possa essere trovata nel cuore dell’Oceano Pacifico. L’eruzione del vulcano Hunga Tonga nel gennaio 2022 ha rilasciato enormi quantità di vapore acqueo nella stratosfera. Questo vapore ha raggiunto le regioni del polo sud solo dopo la fine del buco dell’ozono nel 2022, spiega Antje Inness, scienziata del Cams. Questo vapore acqueo può portare alla formazione di nubi stratosferiche polari. In queste nubi, i clorofluorocarburi (CFC) possono reagire e accelerare la riduzione dello strato di ozono. Gli scienziati stanno ancora studiando l’impatto esatto di questa eruzione, ma è chiaro che ha avuto un ruolo significativo nell’espansione del buco.

La situazione attuale del buco dell’ozono è un campanello d’allarme per la comunità internazionale. Nonostante gli sforzi globali per ridurre l’uso di sostanze che danneggiano l’ozono, come i CFC, il problema persiste e, in alcuni casi, si aggrava. L’eruzione del vulcano Hunga Tonga è un esempio di come eventi naturali possano interagire con l’inquinamento antropogenico, creando scenari imprevisti e potenzialmente dannosi. È essenziale continuare a monitorare la situazione, adattare le nostre strategie di mitigazione e, soprattutto, educare il pubblico sull’importanza dello strato di ozono per la salute del nostro pianeta.

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