ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA

E l’aria era cosi fredda che sulla pelle sembravano tanti aghi .

Ma la Bambina di Neve doveva arrivare nella  Terra dei Ghiacci prima che sorgesse il sole

. Come poteva arrivare in un posto cosi lontano in cosi poco tempo?

Solo una persona, se cosi potevamo chiamarlq avrebbe potuto aiutarla. La Bambina di Neve prese il suo mantello e usci di casa incurante della domestica che la stava richiamando,. La neve correva veloce e presto sarebbe stata bufera ma bisognva arrivare alla terra dei Ghiacci prima che 

La Regina delle Estati eterne portasse il suo calore fino a li. Orso Bianco ecco chi poteva aiutarla, l’unico vero guerriero del freddo .

Era stato lui un tempo non lontano a portarla ai confini del Mondo dove il Gelo eterno trova dimora, Avevano attraversato insieme le terre dei Fiocchi , dove Jack Frost giocava a congelare tutto.

Era il luogo delle storie di neve, della notte dei tempi, del gelo eterno. E cosi mentre andava verso il suo amico 

Orso ripenso’ a quel giorno in cui il ricordo piu’ vivo dentro di lei non si era mai spento ed era la forza che la spingeva ancora a lottare .

IL RICORDO CHE HO DI TE

 

I giorni trascorrevano senza mai cambiare e  le stagioni si davano il cambio.
Cosi’ accadde l’inverno, si accadde con il suo tempo cupo, le giornate corte e fredde.
Alle quattro uscivo da scuola e nel breve tragitto fino a casa respiravo la liberta’.
La cartella a tracolla e due libri in mano perchè era talmente piccola e stretta che non ci stava tutto ma a me non importava, era l’eredità dei miei fratelli maggiori che l’avevano usata prima di me, quindi andava bene.
Ero solita contare i passi ma quel giorno non ne avevo voglia avevo scritto il mio primo racconto a scuola ed era piaciuto e non vedevo l’ora di raccontarlo a tutti, la sera a tavola. Faceva davvero freddo ma io non mi ero nemmeno presa la sciarpa; che bello il vento che arrivava dal lago e il profumo dell’inverno che avanzava sicuro. Presto avrebbe nevicato con la mia felicità sul punto di scoppiare.
Arrivata a casa le luci erano spente, come ogni giorno come sempre. Ero sola anche quel pomeriggio, la mamma era al lavoro, e tu al circolo con gli amici, gli altri forse a giocare all’oratorio o magari a rincorrere le ragazze.
Che importava avevo il mio divano e la coperta, la stufa accesa e il mio libro appena preso ”Piccole Donne”: dovevo solo aspettare l’ora di cena e raccontare a tutti che il mio primo racconto aveva avuto Ottimo come voto. Intanto entravo nell’atmosfera delle Sorelle March, nella loro casa calda e accogliente e vestivo i panni di Josephine , la seconda delle quattro sorelle, la scrittrice e narratrice della storia, sempre a caccia di nuovi spunti e paladina delle donne emancipate.
Ancora non lo sapevo ma mentre leggevo di lei ne facevo il mio idolo.
Come mi somigliava anzi ero io ad assomigliare a lei, solo che a 9 anni ancora non avevo le idee chiare su come il suo personaggio mi avrebbe segnata, lo avrei scoperto nel tempo rileggendo la storia che ha motivato più della metà della mia vita.
Senza rendermi conto mi addormentai e con altrettanto stupore mi risvegliai dopo due ore con il rumore dei piatti e con il profumo di minestra che arrivava dalla cucina.
Eravate tutti a casa, ma nessuno mi aveva svegliato.
Sapevo che eri tornato e sapevo che ti avrei trovato nella tua stanza; cosi senza guardare nessuno mi avvicinai piano alla porta della stanza,e aprendola sempre con estrema attenzione per non farmi sentire sbirciai dentro.
Stavi dormendo, forse la giornata al circolo era stata pesante, magari avevi dovuto aiutare il tuo amico a sistemare i tavoli e cosi arrivato a casa ti eri steso sul letto, come io due ore prima sul divano.
Mi avvicinai piano e senza pensarci ti coprii con la trapunta.
Avevi ancora le scarpe e le bretelle lise e consumate che tenevano su i pantaloni
Dormivi profondo e il respiro era pesante, volevo svegliarti e raccontarti tutto ma pensai che forse dopo, saresti stato meno stanco e ascoltare il mio racconto ti sarebbe piaciuto. Uscii dalla stanza chiudendo la porta.
Quella sera a tavola non c’eri, la mamma aveva avvisato tutti di lasciarti dormire che eri stanco.
Ricordo che mangiai prima di tutti e che la mamma mi mando a dormire presto.
Non raccontai a nessuno del mio primo scritto, non ne ebbi occasione. Tu non uscisti dalla camera per tre giorni e la mamma disse che avevi la febbre ed era meglio per non perdere i giorni di scuola non starti vicino
Che ci avrebbe pensato lei e che il dottore sarebbe venuto a trovarti per capire che medicine darti. Ricordo nei giorni seguenti che mangiavo da sola e facevo colazione da sola, non che la cose fosse stran.
Era strano non venirti a salutare, non salire sul letto e stare un po’ con te prima di andare a scuola. Scendendo le scale la tua bicicletta era li appoggiata al muro , sola anche lei da giorni.
La misi nel sottoscala e la sensazione fu che sarebbe rimasta li a lungo.
Poi una mattina svegliandomi sentii il profumo inconfondibile della neve. Un sorriso e una frenesia mista a gioia pura e senza pensarci decisi di venire da te perché dal balcone della tua stanza era bello guardarla scendere
. Ero piccola piena di entusiasmo e di gioia perché stava nevicando: era cosi tutto bello che volevo solo abbracciarti e guardarla scendere con te abbracciata sul tuo lettone.
Cosa ricordo di quel giorno? Che i tuoi occhi stanchi e verdi sorrisero appena ti abbracciai forte
. Ricordo la neve fuori che scendeva copiosa con fiocchi grandi come fazzoletti e ricordo il tuo pigiama a strisce sporco di caffelatte.
Ricordo la tua mano tremolante e fredda che cercava la mia piccola con le dita cicciose, e ricordo che ti addormentasti ancora…
Caro nonno ,al mio ritorno quel giorno da scuola non ti trovai nel letto e non tornasti più a casa .
Ricordo solo il silenzio che in casa  prese il sopravvento, a tavola, nella mamma, tra di noi. Mi avevi aspettato volevi salutarmi ma poi la tua “stanchezza” aveva avuto la meglio.
Da quel giorno non ho più guardato dalla finestra della tua stanza perché non sarebbe stato più lo stesso panorama.
Sono sicura che la neve è venuta a prenderti e che ti ha trasformato in un fiocco. Lo so perché ogni volta che nevica ed esco per strada, un fiocco , uno solo si posa sulla mia mano è il tuo modo per dirmi che stringi ancora la mia. #storiedineve
Il racconto continua Ba