COSA NON SAI DEL SOLSTIZIO D’INVERNO

COSA NON SAI DEL SOLSTIZIO D’INVERNO
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Le estati volano sempre… gli inverni camminano!
(Charlie Brown, di Charles M. Schulz)

 

 

È il giorno più corto dell’anno, quello con meno luce di tutti.

Pensate che fra dicembre e marzo faccia freddo perché la Terra è più lontana dal Sole? Invece no: quando da noi è inverno, la distanza dal Sole è minima. I suoi raggi, però, arrivano più inclinati e quindi illuminano e scaldano di meno. Nell’emisfero australe succede il contrario.

Durante il Solstizio d’Inverno, infatti, il sole brilla per appena 8 ore e 55 minuti, prima di lasciar posto al buio della notte.

È il giorno che sancisce l’inizio dell’inverno astronomico, a differenza del Solstizio di Estate che è invece il giorno più lungo dell’anno e che prelude all’inizio della bella stagione. Tante sono le curiosità legate al solstizio invernale

. A cominciare da quella più paradossale: lo sai che il solstizio non si verifica sempre il 21 dicembre?

Ore di luce nel Solstizio d’Inverno – Con meno di 9 ore di luce, il Solstizio d’Inverno è indiscutibilmente il giorno più corto dell’anno. In compenso, dopo il Solstizio d’Inverno le giornate si allungano, fino ad arrivare al massimo del 21 giugno, in cui si registrano oltre 15 ore di luce.

Solstizio d’Inverno e distanza dal Sole – Contrariamente a quanto si possa credere, nei giorni del Solstizio d’Inverno la distanza tra Terra e Sole si accorcia, fino ad arrivare a 147 milioni di km 13 giorni dopo il Solstizio stesso. Durante il Solstizio d’Inverno, in compenso, il sole tocca il punto più basso all’orizzonte.

 

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Tra gli indiani d’America il sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la luna e le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane.

Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il sole, durante la notte, rotolasse sotto l’orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare.

Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all’astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II nel XIII secolo a.C., era dedicato al culto del Sole.

Secondo la cosmologia egizia il Nilo era il tratto meridionale di un grande fiume che circondava la Terra e che, verso nord, scorreva nella valle di Dait, che raffigurava la notte; su esso viaggiava un’imbarcazione che trasportava il Sole (raffigurato come un disco di fuoco e impersonato nella figura del dio Ra) che nasceva ogni mattino, aveva il culmine a mezzogiorno e al tramonto viaggiava su un’altra imbarcazione che lo riportava a est[5]Si devono agli Egizi alcune delle prime precise osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del faraone prevedevano le piene del Nilo e programmavano i lavori agricoli.

Le piramidi sono disposte secondo orientamenti astronomici, stellari e solari.

Gli obelischi erano essenzialmente degli gnomoni, che con la loro ombra scandivano le ore e le stagioni.

Gli orologi solari erano ben noti e ne esistevano diversi tipi, alcuni dei quali portatili, a forma di T o di L, chiamati merket: il faraone Thutmosis III, vissuto dal 1501 al 1448 a.C., viaggiava sempre con la sua piccola meridiana, come noi con il nostro orologio da polso. La prima comparsa di Sirio, la stella più luminosa del cielo, all’alba, in estate, era per gli Egizi il punto di riferimento fondamentale del calendario.

Il loro anno era di 365 giorni esatti, ma sapevano già che in realtà la sua durata è maggiore di circa sei ore, per cui avevano calcolato che nel corso di 1460 anni la data delle inondazioni del Nilo faceva una completa rotazione del calendario.

Il solstizio d’estate, rappresentando l’inizio dell’omonima stagione, è sempre stato nella storia occasione di feste, come i Litha nel neopaganesimo o la natività cristiana di Giovanni Battista, cosiddetta “Notte di San Giovanni” o “Notte di mezza estate”

Talvolta nelle zone di cultura celtico-germanica la “Festa del sole di mezza estate” era associata anche alla celebrazione della mascolinità e della sua funzione sociale.

Tra gli esempi di questo binomio si può osservare, in Italia, l’usanza della Festa dal suu / Festa di Òman a Canzo, in provincia di Como. Nel tardo Impero romano, proprio riferendosi al solstizio d’inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull’orizzonte.

 

BA