ANTARDIDE: lo racconta il Biologo Marino Stefano Ambroso

ANTARDIDE: lo racconta il Biologo Marino Stefano Ambroso
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Io sono una con i piedi per terra, e sul ghiaccio camminerei volentieri.Con l’acqua il mio massimo è la pioggia, lei che cade e io che apro le braccia per accolgierla.Il Mare, con lui ho un rapporto strano.Mi affascina molto perchè so che li sotto c’è un altro mondo, che vive in modo più lento e sospeso, tra luoghi bui e profondi, temperature molto basse,e che pur essendo nascosto è la culla della Vita.

Ne ho un profondo rispetto e per questo ammiro chi invece ne fa una ragione di vita andando alla ricerca e alla scoperta di cio’ che ha da offrire.

Mi sono in battuta in Stefano ascoltando la sua intervista su you tube.

E MI HA SPINTO A SCRIVERGLI PER CONOSCERE MEGLIO CHI SI SPINGE AI CONFINI DEL MONDO PER CONOSCERE I SEGRETI DI UN MODNO SOMMERSO CHE HA DELLE MERAVIGLIE ANCORA INESPLORATE

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2019/06/ven-biologo-marino-veronese-Stefano-Ambroso-Barcellona-ricerca-Antartide-08e3bd58-df4a-436c-9669-1d5884ebae80.html?wt_mc=2.social.fb.redtgrveneto_ven-biologo-marino-veronese-Stefano-Ambroso-Barcellona-ricerca-Antartide.&wt&fbclid=IwAR2Z0kwa0Qr7g74X-aV-ubQvd0qdxa4xwpmxIhJhkMdfwURq7CIkfRFw168

INTERVISTA

BARBARA

Cosa l’ha spinta a fare ricerche in luogo non proprio semplice….

Fin da piccolo ho voluto sempre essere biologo marino e per un biologo marino l’Antartide è il paradiso. Per me era un sogno poter raggiungere un continente così isolato inospite e quasi irraggiungibile. Ma in realtà, credendo che l’Antartide per me fosse irraggiungibile, non ho mai fatto nulla per poterlo raggiungere. Tantomeno per turismo visto che era carissimo e per un breve tempo.

Quando mi sono spostato a studiare a Barcellona, un bel giorno il mio supervisore venne in ufficio e mi disse “preparati che tra due mesi parti per l’Antartide”. Nemmeno in quel momento in realtà credevo fosse possibile raggiungere l’Antartide e quindi e non ho creduto nemmeno a una parola pronunciata dal mio capo. Solo con il passare dei giorni ho capito che questo sogno si poteva realizzare ma solo nel momento in cui misi piede nel continente lo capii seriamente.

Prima foto scattata nel continente.

Il suo lavoro, biologo e ricercatore ha dei confini? non credo e cosa

realmente vuole comunicare a chi invece vive sulla terra ferma?…

Il lavoro del biologo in realtà ha dei confini ben marcati a seconda della specialità che si sceglie. Io essendo specializzato in ecologia di coralli sono abbastanza fortunato perché sono specie che si trovano in tutti i mari e oceani, persino in Antartide. Ebbene si, lo ripeto, in Antartide ci sono coralli ed io ho avuto la possibilità di filmarli, toccarli e studiarne la distribuzione. In Antartide si sono trovati coralli a una profondità superiore a 6000 metri. Il nostro gruppo di ricerca dell’Institut de Ciències del Mar di Barcellona ha partecipato ad uno studio di distribuzione di coralli profondi con l’istituto tedesco Alfred Wegener Institut. L’articolo è stato pubblicato nella rivista scientifica Scientific Reports e il principale risultato è stato il ritrovamento di 9 specie diverse di coralli in un’area molto ristretta.

https://www.youtube.com/watch?v=jTfSmUBcQDM&t=335s

campagna oceanografica in antartide PRODOTTA DA STEFANO

S.A

In conclusione il mio lavoro di ecologo marino specializzato in coralli, finché ancora ce ne sono, non ha confini

BARBARA

Quando prepara una spedizione e sceglie una meta a cosa pensa e sopratutto quando si immerge e nn sa cosa potrà trovare , mi chiedo cosa si prova ad esplorare un mondo “inesplorato”…

S.A

Quando prepariamo la spedizione innanzitutto ci facciamo un sacco di domande alle quali probabilmente potremmo dare risposta solo a una piccola percentuale.

Le cose da capire su come funziona l’ecosistema antartico sono ancora molte. Al giorno d’oggi comunque la tecnologia avanza molto rapidamente e possiamo facilmente raggiungere il continente in completa sicurezza per poterlo capire ogni giorno di più.

Le sensazioni che ho provato nel momento in cui esploravamo una zona mai esplorata prima, sono state molte: incertezza perché non sapevamo cosa potevamo trovare e se realmente avessimo trovato qualcosa, emozione ad arrivare con un robot a 1800 metri di profondità e vedere un fondo popolato da diverse specie di spugne e coralli, sorpresa al capire che davanti ai nostri occhi c’erano specie ancora non descritte e orgoglio per essere una delle prime persone a poterlo documentare. Insomma un po’ come Roald Amundsen quando raggiunse per primo il polo sud.

Le immagini sono tutte originali di Stefano, scattate da lui, che ringrazio di cuore, mi ha portata in una parte del mondo stando ferma sul mio divano. Rispetto immenso per chi fa della propria passione un lavoro cosi intenso e interessante, grazie ancora.

https://www.instagram.com/my_feet_on/?hl=it

questo il suo canale Instagram

ma parleremo ancora di lui