1985 RESTA L’ANNO INDIMENTICABILE

1985 RESTA L’ANNO INDIMENTICABILE
METEOORSOBIANCO

Se ne parla ancora

Eppure in questi giorni nevicate pià intense hanno interessato le alpi e gli appennini.

ALLORA PERCHè LA NEVICATA DEL 1985 RESTA ANCORA LA NEVICATA PERFETTA?

 

Perchè interesso le citta, perche duro piu di tre girni, perchè l’Italia intera venne interessata dal freddo e dalla neve.

Per la prima volta tutta la penisola era zona bianca.

Come dimenticarlo?

All’epoca il riscaldamento globale già correva di gran carriera, ma nessuno ne parlava e in generale i problemi ambientali erano considerati altri, come lo smaltimento della plastica visto che la differenziata, istituita ufficialmente dalla Comunità europea nel 1975, in Italia non era ancora arrivata (per non parlare dell’abitudine degli italiani a praticarla). In effetti, di segni del riscaldamento non è che se ne vedessero: gli ultimi anni 70 erano stati nevosissimi, e il clima era quello che per secoli avevamo considerato “normale”: la primavera e l’autunno non erano ancora scomparsi, in estate faceva caldo e in inverno – almeno se abitavi in collina, in montagna o comunque al Nord – nevicava.

https://www.glianni80.com/la-grande-nevicata-del-1985/

 

chi l’ha vissuta la ricorda con gli occhi a cuore, chi non c’era vorrebbe riviverla.

I grandi amori fanno giri immensi e poi ritornano.

Chissà che non sia  l’anno giusto?

MILANO – Qui raccontiamo la guerra del gelo e della neve nella grande città di Milano, ricca e fragile, civile e vulnerabile, progredita, ma anche indebolita dalla sua crescita economica e civile, dai seicentomila che ogni mattino vi arrivano dall’hinterland per lavori e faccende in gran parte

sconosciuti, dal grande terziario delle banche che ha congelato il suo cuore, dai veleni industriali che la rodono sotto gli asfalti che coprono i navigli. La grande,

ricca Milano dove i tecnocrati vanno scoprendo che ecologia ed efficienza stan diventando la stessa cosa, che là dove non c’è alta qualità della vita non c’è neppure libertà di muoversi, di fare, di produrre.

La guerra del gelo e della neve! Trenta anni fa il comune aveva novemila spalatori in una città che era il terzo dell’attuale.

E sapevano spalare, erano in gran parte contadini inurbati, riempivano di neve le “tomarelle” di legno e poi le scaricavano nei pozzetti.

Adesso sui 1400 chilometri delle strade cittadine sostano in permanenza 450.000 automobili, la metà dei 103.000 pozzetti è inusabile o inusata, se nevica,

perché la metà delle case non ha più portinaio, pale, riserve di sale o di ghiaia, perché un milanese con la pala in mano oggi fa ridere, sembra che il manico sia insaponato, non la sa tenere,

non la sa piantare premendola con il piede; perché il “fallo da te” è ormai sconosciuto e nessuno sa che esiste un regolamento comunale che all’ articolo 27 ordina al padrone di casa di far spalare il marciapiedi per due metri di larghezza e tener puliti i pozzetti.

“Capisco i privati” dice l’assessore Polotti che dirige la protezione civile “ma le grandi banche, i grandi alberghi. Non hanno mosso un dito, neppure la Commerciale, neppure la Popolare, non hanno fatto spalare un metro”.

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/01/16/news/milano_nevicata_del_secolo_1985_giorgio_bocca-216684447/